Il Po è il più lungo e il più importante fiume italiano. Attraversa quattro regioni dell’Italia settentrionale: il Piemonte, la Lombardia, il Veneto e l’Emilia-Romagna. Durante il suo corso, lungo 652 chilometri, bagna le province di Ferrara, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Alessandria, Torino, Vercelli, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Rovigo. Il suo bacino idrografico occupa circa 75.000 chilometri quadrati, pari a quasi un quarto dell'intera superficie italiana.
IL CORSO DEL PO
La sorgente del Po sgorga a 2.020 metri di altitudine dal Pian del Re, sul versante nord-orientale del Monviso (Alpi Cozie). Da qui il Po scorre con un andamento generale verso est, per gettarsi infine nel Mare Adriatico a sud di Venezia, dove forma un vasto delta ramificato.
Il delta del Po occupa una superficie di 400 chilometri quadrati e si divide in cinque rami: Po di Maistra o Maestra, Po della Pila, Po delle Tolle, Po di Gnocca e Po di Goro. Molte zone del delta sono state prosciugate per ottenere terra coltivabile; queste opere di bonifica hanno in parte rovinato un ambiente di grande interesse naturalistico, essendo una delle zone umide più estese d’Europa. Il paesaggio è formato da terra, acqua dolce e acqua salata del mare.
La Pianura Padana è stata formata dal Po: nel corso dei secoli, il fiume ha trasportato tonnellate e tonnellate di detriti, che a poco a poco hanno colmato il mare che un tempo occupava tutta la zona. La Pianura Padana deriva il nome da Padus, il termine con cui i latini chiamavano anticamente il fiume Po.
Lungo il suo corso, il Po riceve 141 affluenti. I principali affluenti di sinistra, alimentati dalla catena delle Alpi, sono la Dora Riparia, la Stura di Lanzo, l'Orco, la Dora Baltea, il Sesia, il Ticino, il Lambro, l’Adda, l’Oglio e il Mincio. I più importanti affluenti di destra, provenienti dal versante settentrionale degli Appennini, sono: il Tanaro, lo Scrivia, il Taro, il Secchia e il Panaro.
NAVIGABILITÀ E IMPORTANZA ECONOMICA
Il Po è navigabile per 480 chilometri, dal punto in cui vi confluiscono le acque del Ticino, presso Pavia, fino alla foce. I porti fluviali più attivi sono Piacenza, Cremona e Pontelagoscuro (in provincia di Ferrara). Il Po alimenta molti canali artificiali, tra cui il Canale Cavour, che scorre in Piemonte per 82 chilometri. Il canale fu costruito nell’Ottocento per irrigare le risaie delle province di Novara e Vercelli.
Il Po fornisce acqua per uso civile, industriale e agricolo. Le acque del Po e quelle dei suoi affluenti sono anche largamente usate per la produzione di energia elettrica. Purtroppo, esse sono in buona parte degradate dall'inquinamento delle città, delle industrie che usano il fiume come scarico, e dell'agricoltura, a causa dell'eccessivo impiego di diserbanti, fertilizzanti chimici e scarichi provenienti dagli allevamenti di bovini e di suini.
LE ALLUVIONI, UN PERICOLO ANTICO
Buona parte dell'ingente quantità di detriti che il Po trascina a valle si deposita sul suo stesso letto; il fondo tende perciò a sollevarsi sempre più, diminuendo la pendenza del fiume. Questo fenomeno costringe l’uomo a innalzare gli argini del fiume per evitare le alluvioni.
La zona storicamente più colpita da inondazioni è la pianura del Polesine, nel Veneto meridionale. Queste calamità naturali avvenivano già in epoca romana, tanto che gli abitanti costruirono già allora spettacolari opere per regolare il deflusso delle acque verso il mare.
Nel Polesine il fiume scorre pensile, cioè il suo letto si trova più in alto rispetto ai territori circostanti. In caso di piogge prolungate il fiume esonda, ovvero rompe gli argini e allaga le aree circostanti. Una delle alluvioni più gravi che colpì il Polesine fu quella del 1951. Lo straripamento delle acque del Po costrinse oltre 150.000 persone ad abbandonare le loro case. Ci vollero sei giorni perché la piena defluisse completamente in mare.
Ancora oggi, per evitare le esondazioni del fiume, l’intera zona è continuamente sottoposta a opere di sistemazione, come il controllo e la ricostruzione degli argini del fiume.
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sabato 12 luglio 2008
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